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‘Il vagabondo delle stelle’ di Jack London e la metempsicosi

a cura di Gabriele Abbondi - 18/11/2020

Il concetto filosofico di metempsicosi acquista un rilievo centrale nel romanzo Il vagabondo delle stelle di Jack London.

Il vagabondo delle stelle (The Star Rover, 1915) è l’ultimo romanzo pubblicato in vita dallo scrittore americano Jack London (1876-1916). L’opera possiede tratti di assoluta originalità all’interno della produzione dell’autore, configurandosi come il testamento spirituale di un condannato a morte: il manoscritto, vergato dal detenuto, è stato fatto fuoriuscire clandestinamente dal carcere e raccoglie le sue ultime memorie, oltre che una serie di racconti tratti dalle sue vite precedenti.

Il professore universitario Darrell Standing è rinchiuso nella prigione di San Quintino, in California, in attesa dell’esecuzione: mentre stava scontando un ergastolo per l’omicidio del collega Haskel, è stato coinvolto in un tentativo di evasione, ha aggredito un secondino ed è stato accusato dal falsario Winwood di aver nascosto della dinamite (mai esistita) all’interno del penitenziario. In virtù della condotta riottosa, la reclusione a vita viene così tramutata in pena capitale per impiccagione; gli screzi con il direttore Atherton, inoltre, gli valgono di frequente l’isolamento e la camicia di forza. In questi frangenti conosce Ed Morrell e Jack Oppenheimer, imparando a comunicare con loro battendo le nocche sui muri per non essere compresi dalle guardie carcerarie. Dal primo apprende anche la “piccola morte“, una tecnica che consente all’anima di abbandonare momentaneamente il corpo per poi ritornarvi: una volta interiorizzata, l’uomo riesce a sopportare intere giornate compresso nella camicia di forza, vagando con la mente tra secoli passati, luoghi remoti ed esistenze dimenticate, dai duelli d’onore in una corte francese medievale alle sventure di un naufrago su un’isola deserta, dagli Stati Uniti dei pionieri alla Corea del Seicento. Conscio di questa immortalità dello spirito, l’arrivo del fatidico giorno non lo sconvolge, anzi: tra il disagio degli aguzzini e l’assurdità della sentenza, a prevalere è la curiosità per la nuova avventura che lo attende dall’altra parte.

vagabondo delle stelle

È probabile che, per la stesura del romanzo, London abbia preso spunto dalla cronaca dell’epoca, sia per quanto riguarda le condizioni delle carceri californiane, sia per le vicende giudiziarie che hanno coinvolto le figure realmente esistite di Morrell e Oppenheimer.

Assai spesso, nella mia vita, ho provato la strana impressione che il mio essere si sdoppiasse, che altri esseri vivessero o avessero vissuto in lui, in altri tempi o in altri luoghi.

Pilastro portante dell’intera narrazione è il concetto filosofico di metempsicosi: credenza tipica delle religioni orientali (su tutte buddhismo e induismo), questa nozione indica la trasmigrazione dell’anima in un altro corpo dopo la morte. I seguaci della scuola pitagorica sono stati tra i primi a sostenere questa teoria nel mondo occidentale, mutuandola dai culti orfici: questa eterna catena di trapasso e reincarnazione è concepita come una colpa originaria, da spezzare ritornando alla purezza attraverso la contemplazione. Platone collega invece questa astrazione alle proprie idee di reminiscenza e innatismo, asserendo che la conoscenza derivi dal ricordo di un’esperienza già vissuta.

L’assoluta singolarità della narrazione e una percentuale qualitativa consistente de Il vagabondo delle stelle risiedono nella sognante sommatoria dei vari frammenti che lo compongono: le storie del passato rivissute, con un raffinato gioco d’incastri, nella claustrofobia del presente carcerario, in attesa di fluttuare liberi tra gli astri in un futuro imperscrutabile.


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