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accattone pasolini

‘Accattone’, Pier Paolo Pasolini e il silenzio della miseria

a cura di Gabriele Abbondi - 12/12/2020

Accattone, esordio alla regia di Pier Paolo Pasolini, porta sulla scena l’Italia misera e sommersa delle borgate romane degli anni Sessanta.

Venezia, 31 agosto 1961: alla 22esima Mostra internazionale d’arte cinematografica viene presentato fuori concorso Accattone, pellicola d’esordio di Pier Paolo Pasolini (1922-1975). Roma, qualche settimana dopo: la proiezione al cinema Barbierini viene interrotta dall’irruzione di un gruppo di giovani neofascisti. Feroci polemiche accompagnano il debutto alla regia del poeta di Casarsa della Delizia e il film diventa il primo nella storia del cinema italiano vietato ai minori di 18 anni; in seguito, esso verrà bloccato dalla censura e ritirato dalle sale.

Cosa ha scatenato tutta questa avversione nei confronti dell’opera? In tre parole, la sua sincerità: sottraendo all’oblio le drammatiche condizioni di vita degli abitanti delle borgate capitoline, il lungometraggio offriva un autentico spaccato di realtà, una rappresentazione troppo cruda e veritiera che non poteva essere tollerata da un’Italia benpensante e moralista, reazionaria nel suo arroccarsi dietro la maschera ipocrita del buoncostume. Il progetto pasoliniano ha colpito un nervo scoperto, sferrando un attacco frontale all’etica borghese del miracolo economico e mostrando come, nel concreto, sotto la superficie patinata del benessere si celino substrati di miseria senza alcuna speranza nel futuro.

accattone pasolini

Vittorio Cataldi, detto Accattone (interpretato da Franco Citti), è un sottoproletario che vive di espedienti sfruttando la prostituta Maddalena, sottratta al precedente protettore, il napoletano Ciccio, dopo il suo arresto. L’arrivo dei compari del carcerato, la ricerca del presunto informatore e le percosse subite spingono la donna a testimoniare il falso, la quale viene però prontamente sbugiardata e condannata a un anno di reclusione. Costretto alla fame dalla perdita della sua unica fonte di sostentamento, Accattone chiede invano aiuto alla (ex) moglie Ascensa, madre di suo figlio; il rifiuto induce il borgataro a convincere Stella, l’innocente ragazza che sta frequentando, a vendere il proprio corpo per strada. La giovane, dopo aver inizialmente accettato questo ruolo, si tira indietro e l’uomo, affezionatosi a lei, prende una decisione sofferta: vuole cambiare vita e cercare un’occupazione onesta. L’esperienza lavorativa si rivela fallimentare dopo un solo giorno e, non volendo coinvolgere nuovamente la donna nei suoi loschi affari, sceglie di tornare a delinquere con gli amici Balilla e Cartagine. Mentre i tre ladri tentano di rubare da un camion di salumi vengono sorpresi dalla polizia e, dopo una breve fuga in motocicletta, Accattone viene investito da un autocarro e muore.

I titoli di testa della pellicola, girata nei quartieri periferici di Roma con un cast di attori in gran parte non professionisti, sono seguiti da un’epigrafe, chiave di lettura dell’intera narrazione: Pasolini riporta alcuni endecasillabi del canto V del Purgatorio, nel quale viene descritto l’incontro dell’Alighieri con l’anima di Bonconte da Montefeltro, condottiero ghibellino rimasto ucciso nella battaglia di Campaldino del 1289:

… l’angel di Dio mi prese, e quel d’inferno
gridava : “ O tu del Ciel, perché mi privi ?
Tu te ne porti di costui l’eterno
per un lacrimetta che’l mi toglie …

accattone pasolini

Il cavaliere, dopo un’esistenza dissoluta da peccatore, si pente in extremis, invocando la Vergine Maria e congiungendo le braccia sul petto a formare una croce: dopo il trapasso la sua anima è oggetto di contesa tra un angelo e un diavolo, con il primo che riesce a ottenerla grazie alla tardiva lacrima di contrizione versata dall’uomo. Questa citazione colta orienta l’interpretazione complessiva del film e soprattutto dei fotogrammi conclusivi: anch’egli vittima di una morte violenta, il sottoproletario si abbandona a una redenzione senza ravvedimento, priva dei crismi canonici della religiosità. Nessun pianto riga i lineamenti del suo volto, spigoloso ritratto di un mondo dimenticato, dell’emarginazione e della miseria che la nascente società del benessere non può più tollerare; le sue ultime parole non sono una disperata preghiera ma una lieta dichiarazione di raggiunta serenità («Aaaah… Mo’ sto bene!»); un simbolo pseudo-cristiano accompagna la sua dipartita, con il complice di furti Balilla che, già con le manette strette ai polsi, si fa il segno della croce al contrario.

L’ora del decesso rappresenta il termine ultimo delle sofferenze terrene, di una vita di stenti e sotterfugi condotta all’insegna dell’amoralità: una «attrazione inconscia verso la morte» permea tutta la tragica parabola esistenziale dell’antieroe protagonista. Con Accattone Pasolini traspone cinematograficamente il soggetto del suo primo romanzo, Ragazzi di vita (1955), delineando un ritratto scandaloso, sporco di fango e per questo genuino di un microcosmo sotterraneo che, pur rinnegato dalla morale comune, prosegue inesorabilmente il proprio cammino verso l’estinzione.


Fonti:
S. Murri, Pier Paolo Pasolini, Milano, Il Castoro, 1994, pp. 28-38.

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