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Giove Nettuno Plutone Caravaggio

‘Giove, Nettuno e Plutone’: l’alchimia nella pittura del Caravaggio

a cura di Gabriele Abbondi - 15/11/2020

L’affresco Giove, Nettuno e Plutone costituisce un unicum nella carriera del Caravaggio, in virtù dei riferimenti all’alchimia presenti nel dipinto.

Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio (1571-1610) è senza ombra di dubbio uno dei pittori più influenti e conosciuti nella storia dell’arte italiana: personalità inquieta e turbolenta, visse a lungo in fuga dopo essere stato condannato a morte per omicidio nel 1606. Negli anni precedenti soggiornò soprattutto a Roma dove, protetto dal cardinale Francesco Maria Del Monte, cominciò a inanellare i primi successi e a ottenere commissioni prestigiose. Proprio per il potente religioso, intorno al 1597, realizzò Giove, Nettuno e Plutone, l’unico “affresco” eseguito nel corso della sua carriera.

Il dipinto murale a olio si trova nel casino di Villa Ludovisi, tenuta del cardianel nei pressi di Porta Pinciana, in quello che il Bellori (biografo di Caravaggio) definisce «il Camerino della sua distilleria»: in questa stanza egli, «studioso di medicamenti chimici», si dedicava all’alchimia. L’opera raffigura le tre divinità del pantheon romano: su un lato Nettuno (con il tridente e il cavallo, animale a lui consacrato) e Plutone (con Cerbero, il cane infernale a tre teste), sull’altro Giove (sul dorso di un’aquila), nel centro un corpo sferico luminoso (con, inscritte al suo interno, altre tre circonferenze).

Giove Nettuno Plutone Caravaggio

L’interpretazione del Bellori è assolutamente esplicita: gli dei rappresentano gli elementi mentre la sfera maggiore indica il cosmo. La circonferenza scura nel centro è la terra, racchiusa nella volta celeste e nella cintura zodiacale: sono visibili i segni dei Pesci, dell’Ariete, del Toro e dei Gemelli; si intravedono invece gli estremi, Acquario e Cancro. Il corpo sferico più chiaro e definito, posto vicino a Nettuno e Plutone, allude al sole, quello più ridotto e sfumato sull’altro lato è la luna: questa identificazione è validata dalla posizione reciproca dei due astri secondo l’astronomia.

Per offrire una spiegazione esaustiva a questa allegoria è necessario far riferimento alle teorie espresse dal filosofo neoplatonico Proclo (412-485) nelle sue opere (in particolare Commento al Timeo e Teologia platonica). La suddivisione degli elementi nelle tre regioni del cosmo (celeste, sublunare e sotterranea), governate rispettivamente da Giove, Nettuno e Plutone, genera una tripartizione di essi, in base all’area di appartenenza: di conseguenza, le divinità rappresentano i livelli cosmici, disposti in base al grado di preminenza secondo un schema triangolare, con lo stadio celeste al vertice; il padre degli dei, alla sommità del creato, è l’unico capace di mantenere l’armonia universale tra i contrari.

Giove Nettuno Plutone Caravaggio

Sono necessarie alcune precisazioni per completare il quadro. I segni zodiacali visibili (Pesci, Ariete, Toro e Gemelli) alludono ai quattro elementi (acqua, fuoco, terra e aria); la presenza degli ultimi tre, inoltre, sottolinea come la cosmogonia sia avvenuta sotto di essi, in primavera. La posizione di luna e sole non è assolutamente casuale: il sole nel segno del Cancro indica il solstizio, momento di massimo calore e luminosità, coincidente all’incirca con la data di nascita del cardinale Del Monte; la luna in Pesci, invece, riprende una tradizione astrologica che la riterrebbe propizia per lo svolgimento del processo alchemico.

Per concludere e riassumere, Giove, Nettuno e Plutone raffigura la cosmologia/mitologia neoplatonica dei tre livelli della materia, della loro genesi e della loro coesistenza armoniosa, secondo la teoria espressa da Proclo, rielaborata da un uomo erudito come il cardinale e resa immortale dal pennello del Caravaggio.


Fonti:
M. Gabriele, Alchimia e iconologia, Udine, Forum, 1997, pp. 121-126.

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