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divina commedia gustave doré

Tra arte e letteratura: la ‘Divina Commedia’ illustrata da Gustave Doré

a cura di Gabriele Abbondi - 24/11/2020

Le incisioni realizzate da Gustave Doré per la Divina Commedia sono un autentico capolavoro nel capolavoro.

Realizzate a partire dal 1861, le incisioni per la Divina Commedia di Gustave Doré (1832-1883) sono ormai diventate iconiche in virtù del loro straordinario impatto visivo. Nel corso della sua prolifica carriera il nativo di Strasburgo illustrò diversi classici come il Don Chiosciotte (1863) di Cervantes, il Paradiso Perduto (1866) di Milton, La ballata del vecchio marinaio (1870) di Coleridge e l’Orlando Furioso (1877) dell’Ariosto.

I disegni che accompagnano le terzine dantesche, tuttavia, acquistano a questa altezza cronologica un carattere di assoluta originalità e dimostrano l’estrema lungimiranza del loro autore: la decisione di corredare il capolavoro dell’Alighieri con stampe a pagina intera (18 x 33 cm) di pregevole fattura riesce nell’intento di intercettare la richiesta di volumi finemente decorati da parte della borghesia in ascesa del Secondo Impero. Non occorre sottostimare, inoltre, il peso specifico della riscoperta del poema di Dante in chiave figurativa nel corso dell’Ottocento, in pieno Romanticismo: basti citare, per tutti, La barca di Dante di Eugène Delacroix (1822), dopo l’apertura di secolo da parte di Fortuné Dufau e del suo La mort d’Ugolin (1800).

In questo clima di superamento della tradizione si collocano le incisioni di Doré, caratterizzate da un tono epico-drammatico e da una plasticità dei corpi dei dannati (spesso nudi) che richiama il Giudizio Universale michelangiolesco: tra le altre influenze assorbite dall’artista, inoltre, è impossibile non rilevare la lezione dei paesaggisti dell’Europa del Nord. Nell’immaginario classico viene riversato, carico della sua forza dirompente, il turbamento romantico, conferendo alla composizione una veste del tutto inedita e cristallizzandone gli ultimi istanti di vita prima della fine.

Dopo aver pubblicato l’Inferno a proprie spese, l’illustratore ottenne un successo notevole con le altre due cantiche, ottenendo sempre più commissioni e accrescendo ulteriormente il proprio status all’interno dei raffinati salotti parigini: un fortunato connubio tra testo e apparato iconografico che continua a esercitare un indubbio fascino ancora oggi.


Fonti:
M. Tirino, Il filtro di Dante. L’impronta di Gustave Doré dal cinema muto al digitale, in “Dante e l’arte”, 3, 2016, pp. 13-19.

Credits:
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Immagine 1

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